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La mia teoria psammotermofonetica parte da una semplice constatazione di linguistica comparativa:

  • Man mano che ci si sposta da paesi con clima caldo a paesi con clima freddo, la proporzione tra vocali e consonanti aumenta a favore di queste ultime nelle lingue che ivi si parlano: pensate ad esempio alle lingue dei gruppi neolatino, greco, cinese, giapponese, e polinesiano rispetto a quelle dei gruppi germanico, scandinavo, e slavo.

Si impone quindi un tentativo di spiegazione di questo fenomeno, che può solo derivare dal diverso modo di articolare i suoni: dal momento che per pronunciare le vocali è necessario tenere la bocca più aperta rispetto alle consonanti, è evidente quanto questa pratica risulti meno gradevole quando fa freddo !

Nasce così la parte termofonetica della mia teoria, che però andò in crisi quando cominciai a studiare l'arabo, lingua di un paese indiscutibilmente caldo nella quale addirittura le vocali sono ufficialmente solo 3 (a,u,i).

Visto che non si può certo pensare al freddo nella penisola arabica (tranne di notte, quando però si parla poco), quale può essere allora la causa? Dopo molte notti insonni, sono finalmente pervenuto alla soluzione del problema: la SABBIA (ò psàmmos in greco) ! E' ovvio che dia fastidio avere la bocca piena di sabbia, e quindi i popoli semiti ne hanno saggiamente limitato il rischio riducendo le vocali nelle loro lingue.

Q.E.D. (Quod Erat Demostrandum)

(Devo però confessare che la teoria ha qualche difficoltà nell'includere lingue del tipo Inuit, ma forse gli Eschimesi parlano assai meno all'aperto che nel tepore dei loro iglù).