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Bisnonno Giuseppe Floriani

Secondo la storia di famiglia, il trisnonno Marco Florian partecipò il 17-22 marzo 1848 alla sfortunata insurrezione anti-austriaca di Daniele Manin, con la temporanea proclamazione della Repubblica Veneta di San Marco. La sconfitta della rivolta fu ricordata da un altro volontario nella difesa di Venezia, Arnaldo Fusinato, nella sua poesia del 1849 "Addio a Venezia" contenente i famosi versi:

"Il morbo infuria,
Il pan ci manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!"

Rifugiatosi a Milano, Marco aggiunge una "i" finale al proprio cognome per sfuggire a eventuali ricerche di rifugiati veneziani da parte della locale polizia austriaca. A riprova che non si tratti di una leggenda familiare, ricordo mio nonno e mio padre accennare a volte al 'cugino' Gastone Florian, allora presente sull'elenco telefonico di Milano.

Suo figlio, il bisnonno Giuseppe Floriani, era contabile presso le Ferrovie del Mediterraneo di Milano (le ferrovie di allora erano ancora private, e furono nazionalizzate nel 1905), socialista e segretario della Lega dei Ferrovieri Italiani, uno dei primi e più importanti sindacati italiani.

Con la moglie, la bisnonna Adele, ebbero 4 figli: Mario, Ada, Clelia, Livia, Anna - tutti diplomati in ragioneria.

    
A sinistra con moglie e figlie, a destra con anche la consuocera Elisaveta Deshayes,
la nuora Eugenia Alexeieff e i due nipoti, nel giardino della sua villetta al Milanino.

Nel maggio 1898 si svolgono i famosi moti popolari di protesta per la tassa municipale sul macinato e il rincaro del pane, e la reazione del Governo include la nomina a Regio Commissario Straordinario del Ten. Generale Fiorenzo Bava Beccaris, comandante del III° Corpo d'Armata di Milano, che decreta lo stato d'assedio minacciando i contravventori delle relative disposizioni di deferimento ai tribunali militari. L'8 maggio 1898 viene sparata una cannonata a mitraglia che uccide 4 persone e ne ferisce gravemente una quindicina in via Vigevano; il giorno dopo si ha il cannoneggiamento del convento di Porta Monforte e l'intervento del Regio Esercito contro dimostranti e semplici astanti in varie vie di Milano, per un conto totale di circa 400 morti. La repressione continua con lo scioglimento delle associazioni socialiste, la chiusura dei giornali popolari, e il deferimento ai tribunali militari degli esponenti socialisti di Milano.

La pagina a fianco è tratta dal libro "La Storia di un Delitto", pubblicato da La Libreria Nova di Lugano, che riporta la sentenza di condanna dei socialisti milanesi, accusati al "processo giberna" del 1898 di sciopero e di aver fondato la Lega a fini rivoluzionari. Il mio bisnonno viene condannato assieme ad altri imputati più illustri (tra gli altri, figure storiche del socialismo italiano come Anna Kuliscioff e Filippo Turati), e la sua pena, confermata in Cassazione, prevede:

  • Reclusione: 2 anni, 6 mesi e 5 giorni
  • Sorveglianza: 3 anni
  • Multa: £ 3.000 (un'enormità, per l'epoca)

Ripara in Svizzera e rientra a Milano dopo la successiva amnistia, a clima politico più calmo.

Muore il 24-1-1932, la moglie Adele il 17-7-1936.


E' sociologicamente e politicamente interessante rilevare
come le pene più pesanti (12, 15 anni di carcere) fossero state comminate agli imputati di classe più umile, cioè agli operai.
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