F. Sandro FLORIANI (FSF) - Le Origini (Ita)
F. Sandro FLORIANI Site Design & Development 
 
Scrivimi/Write Me 

Le Origini

La Comunicazione

Tutti gli organismi viventi comunicano - c'é chi dice che lo facciano anche le rocce e i minerali, ma ciò esula dalla mia personale esperienza e non prenderò qui in considerazione tale possibilità.

I primissimi organismi viventi sul nostro pianeta furono probabilmente dei batteri unicellulari, e tutte le cellule degli organismi animali e vegetali comunicano tuttora tramite messaggi chimici.

E' perciò che i nostri sensi del gusto e particolarmente l'assai più sofisticato senso dell'olfatto sono i più antichi e meno razionali, stante che i loro messaggi chimici vengono inviati alla parte più vecchia del nostro cervello, il cosiddetto cervello sauriano: in una frazione di secondo, un odore particolare può mandare la nostra mente indietro di molti anni e verso luoghi remoti ove lo avvertimmo per la prima volta, ad esempio il profumo di erba appena tagliata, di biancheria stesa ad asciugare al sole o di sterpaglie incendiate in un campo, odori che possiamo ormai avvertire raramente nella nostra vita urbana.

Successivamente si svilupparono i sensi della vista e dell' udito - non si sa quale per primo - e la comunicazione salì a livelli più complessi (segnali visivi e acustici) nelle forme di vita superiori dotate degli appositi apparati sensoriali, cioé negli animali.

Gli animali comunicano principalmente tramite l'emissione di canti/grida e l'assunzione di posture ritualizzate - oltre a inviare messaggi olfattivi - ma tali comunicazioni non sono strutturate, sono cioé semplici segnali che trasmettono un'informazione singola (paura, sottomissione, attrazione, ira, sfida, ecc.) anche a causa di un'intrinseca limitazione anatomica: solo gli esseri umani possiedono in gola un osso ioide che permette di modulare il flusso d'aria espirata in una ampissima varietà di suoni.

L'osso ioide umano
Fu probabilmente il frutto di una variazione genetica casuale che però, come succede in casi analoghi, divenne col tempo un tratto genetico stabile e si rafforzò ulteriormente con l'uso, dato che forniva ai suoi possessori il vantaggio di comunicazioni più complesse ed efficaci.

Sebbene anche molti animali possiedano un apparato ioide che gli consente di emettere una varietà di richiami e suoni, questo non presenta la nostra stessa complessità e quindi capacità di emissione.

La Lingua Parlata

Non sappiamo dove e quando fu udita la prima lingua umana - alcuni avanzano l'ipotesi di circa 100,000-150,000 anni fa in Africa nel Paleolitico Medio, all'epoca dell'Homo sapiens e dell'Homo neanderthalensis, col sostegno di ritrovamenti paleoantropologici di ossa ioidi umane aventi circa 60,000 anni.


  
Cranio di Homo sapiens etiopico (ca. 160,000 AC) - Cranio di Homo neanderthalensis europeo (non datato)

Possiamo solo supporre che i messaggi verbali articolati fornissero un vantaggio evolutivo - il suono può arrivare molto più lontano dei gesti, può anche aggirare ostacoli, ecc. Un messaggio del tipo:

"Attento, c'é una tigre dai denti a sciabola nascosta tra quegli alberi!"

avrebbe potuto anche essere espresso con segnali delle mani, ma se il compagno di caccia si fosse a sua volta trovato dietro una roccia, li avrebbe potuti vedere in tempo per evitare l'agguato?

Ad ogni modo, la lingua umana deve aver esordito come una serie di semplici messaggi codificati tipo quelli scambiati dagli altri animali, e il suo successivo sviluppo deve aver richiesto molte migliaia di anni, per poi differenziarsi nelle varie 'famiglie' che oggi coprono la maggior parte del globo.

Distribuzione odierna delle famiglie linguistiche umane (da Wikipedia)

La classificazione di una lingua come appartenente a una determinata famiglia non é una scieza esatta e spesso suscita accese controversie tra i linguisti, vedi la quantità di 'lingue isolate' - quali il Basco in Europa, una lingua 'orfana' senza genitori, parenti o discendenti.

Il problema principale nel tentare d'identificare la prima lingua umana é dato dall'assenza di reperti scritti fino a circa 5,400 anni fa, il che ci porta a considerare un successivo aspetto linguistico.

La Lingua Scritta

Una volta acquisito il linguaggio, gli esseri umani trovarono utile registrarlo in modo più permanente, cosa che portò col tempo all'emergere di alfabeti scritti.

Essi avevano già cominciato a lasciare tracce permanenti, come ad esempio le pitture rupestri e i petroglifi, considerati però dagli studiosi avere motivazioni prevalentemente magico-ritualistiche.

  
Bisonte della grotta di Altamira, Spagna (33,000-23,000 AC) - Combattimento di guerrieri inciso su roccia, Val Camonica, Italia (8,000-6,000 AC)

In realtà i pittogrammi, cioé i simboli che rappresentano sinteticamente qualche concetto/idea piuttosto che un'immagine reale, sono ritenuti i precursori della scrittura, e furono probabilmente motivati dalla necessità di registrare in maniera permanente le gesta, gli attributi e la contabilità di qualche regnante o divinità.

Ad esempio, si ritiene che la pre-dinastica tavoletta di Narmer o del Re Scorpione sia il precursore della scrittura geroglifica egiziana.

La tavoletta di Narmer, Nekhen (Hierakompolis), Egitto meridionale (ca. 3,300 AC)

Questa forma di 'scrittura pittorica' somiglia alle vignette dei fumetti, ed era ancora in uso fino a non molto tempo fa (XIX secolo) presso alcune tribù indiane del Nord America che non avevano ancora raggiunto il grado di alfabetizzazione dei loro cugini più meridionali, quali ad esempio quelli abitanti in Messico - caso analogo quello degli Aborigeni australiani e di altre culture primitive.

Descrizione di un rituale d'iniziazione Ojibwa su corteccia di betulla

Ciò era probabilmente dovuto a una loro vita prevalentemente nomade: una civiltà agricola comporta stanzialità, costruzioni, attrezzi, ecc. cioé dispone di materiali più durevoli sui quali una scrittura può sopravvivere per decenni e anche secoli, mentre pelli, cuoio, legno, ecc. sono deperibili nel tempo.

Le prime lingue documentate cominciano a comparire nel III-IV millennio AC in Medio Oriente, nella mezzaluna fertile:

Data stimataLingua & FamigliaScritturaTipoEsempio
ca. 2,900 ACSumero
(lingua isolata)
CuneiformeSillabico
ca. 2,700 ACEgiziano
(Afro-Asiatica/Egiziana)
GeroglificaLogografico
ca. 2,600 ACAccadico
(Afro-Asiatica/Semitica)
CuneiformeSillabico
ca. 2,600 ACEblaitico
(Afro-Asiatica/Semitica)
CuneiformeSillabico
ca. 2,600 ACElamita
(lingua isolata,
forse Elamo-Dravidica)
CuneiformeSillabico
ca. 2,100 ACUrriano
(Urro-Urartea)
CuneiformeSillabico
ca. 1,700 ACLuviano
(Indo-Europea/Anatolica)
GeroglificaLogografico
ca. 1,650 ACCreto-Minoica
(Non classificata)
Lineare ANon decifrato,
presunto misto
Sillabico/Logografico
ca. 1,600 ACIttita
(Indo-Europea/Anatolica)
CuneiformeSillabico
ca. 1,500 ACCanaanita
(Afro-Asiatica/Semitica)
Proto-sinaiticaNon decifrato,
presunto Fonetico
ca. 1,400 ACGreco Miceneo
(Indo-Europea/Ellenica)
Lineare BSillabico
ca. 1,200 ACCinese arcaico
(Sino-Tibetana/Sinitica)
ShangLogografico
ca. 1,100 ACFenicio
(Afro-Asiatica/Semitica)
AlfabetoFonetico

L'alfabeto fonetico fenicio, padre di molte scritture moderne (greca, latina, ecc.), fu uno degli ultimi a comparire circa 3,000 anni fa.

Come deducibile dalla tabella e testo precedenti, la scrittura si sviluppò adottando simboli rappresentanti successivamente i suoni di:

  • Parole/idee (alfabeti logografici - il termine ideografico non é più usato dai linguisti)
  • Sillabe (alfabeti sillabici)
  • Singole lettere (alfabeti fonetici)

Gli alfabeti fonetici sono indiscutibilmente più efficaci: veicolano una lingua con un numero assai inferiore di simboli.

La Decifrazione di una Scrittura Sconosciuta

In effetti, la prima fase della decifrazione di un alfabeto ignoto consiste appunto nell'accertare quanti simboli diversi esso utilizzi, identificandone così il tipo - almeno in prima battuta:

  • Meno di 50: fonetico
  • 50-500: sillabico
  • Oltre 500: logografico

Le fasi successive di questo arduo compito consistono nella ricerca di:

  1. Un corpus abbastanza grande di testi superstiti
  2. Una somigliante lingua esistente
  3. Testi multilingui che contengano una o più altre lingue note

Jean-François Champollion (1790–1832) riuscì a decifrare i geroglifici egiziani perché, oltre a essere un grande filologo e orientalista, aveva:

  1. Moltissimi testi su cui lavorare.
  2. Imparato il Copto, la lingua liturgica ancora in uso oggigiorno nella Chiesa copta ortodossa e in realtà un egiziano tardivo del III° secolo DC - l'equivalente del latino per la Chiesa cattolica.
  3. Un calco della stele di Rosetta, anch'essa del III° secolo DC, scoperta nel 1799 durante la spedizione francese in Egitto, con testo in geroglifico e demotico egiziani, e in greco.
 :
Jean-François Champollion - La stele di Rosetta

Un corpus troppo esiguo é il motivo per cui l'Etrusco é oggi ancora in parte un mistero: sebbene si possa 'leggere' abbastanza bene - il suo alfabeto si basa su lettere greche modificate - il poco lesssico disponibile é di difficile comprensione e quindi la lingua di ardua assegnazione a una qualche famiglia conosciuta, fatto che altrimenti potrebbe fornire ulteriori utilissime indicazioni.

Rappresentare Tutti i Suoni?

Lo IPA (International Phonetic Alphabet) consta di 107 simboli e 31 segni diacritici, e può rappresentare i suoni di tutte le lingue conosciute.

Ma un alfabeto non deve necessariamente rappresentare per iscritto TUTTI i suoni di una lingua. Ciò é particolarmente evidente nelle lingue semitiche, definite consonantiche o abjad (dalla parola araba per alfabeto) - sia le antiche sia le relativamente 'nuove' come l'arabo e l'ebraico - ove le vocali sono spesso totalmente omesse.

In effetti, i gruppi consonantici semitici (solitamente trigrammi) rappresentano forti nuclei semantici che sono la base per formare derivati e sinonimi con significato identico o simile, una congruenza spesso assente nelle lingue Indo-Europee.

Sinistra o Destra?

Un altro aspetto prima o poi da definire in un sistema di scrittura é la sua direzione.

Anticamente tale esigenza non era molto sentita, e le righe scritte potevano scorrere in qualsiasi direzione (sia orizzontalmente sia verticalmente) piacesse allo scrivente o fosse influenzata dalla forma e dai materiali di scrittura.

Alcune potevano anche scorrere in un senso su una riga e in senso opposto sulla riga succcessiva, con un tracciato simile a quello lasciato su un campo da un aratro trainato da buoi (scrittura bustrofedica).

L'alfabeto greco e i suoi successori propesero per una direzione da sinistra a destra e dall'alto verso il basso, mentre l'arabo e l'ebraico preferirono da destra a sinistra. I testi che contengono caratteri cinesi si scrivono tradizionalmente in verticale (dall'alto in basso) a partire dal margine destro della pagina.

Alcuni Ritardatari

Sia in Europa sia in Estremo Oriente alcune popolazioni giunsero all'alfabetizzazione molto più tardi dei loro vicini, essendone influenzati ma con risultati diversi.

Peasi Slavi - Il Cirillico

Nel 862 DC due fratelli monaci greci, in seguito canonizzati come Santi Cirillo e Metodio, furono inviato come missionari di Bisanzio tra le genti slave della Moravia e Pannonia. Per riprodurre i testi sacri e liturgici greci nelle lingue slave locali, si ritiene abbiano inventato l'alfabeto glagolitico, basato su lettere corsive greche medioevali per i fonemi slavi presenti anche in greco, e su nuove lettere per quelli che non lo erano.


La tavoletta di Baška in glagolitico, Croazia (1100 DC)

Nel X° secolo la Scuola letteraria di Preslav del Primo Impero bulgaro sviluppò un più semplice alfabeto cirillico che rimpiazzò gradualmente il glagolitico per la maggior parte delle lingue slave, diffondendosi anche a est degli Urali sotto il regime sovietico.

Il cirillico fu quindi un'invenzione efficace, adottando le maiuscole greche ove foneticamente possibile e creando 'ad hoc' nuove lettere per i suoni unicamente slavi.

  
Gli alfabeti greco e russo
Le 12 lettere russe blu a destra hanno stessa forma e suono di quelle greche a sinistra


Il Guazzabuglio Giapponese

Anche i giapponesi non disponevano di una propria scrittura fino al IV° secolo DC, quando arrivarono nel loro paese i testi cinesi di Confucianesimo e Buddismo. Ciò li spinse a una partenza 'a freddo', utilizzando i caratteri cinesi per il loro valore fonetico.

Decisione poco saggia, giacché:

  • Cinese e giapponese sono lingue assolutamente estranee tra loro
  • Le parole cinesi sono monosillabiche, quelle giapponesi polisillabiche

Questa discutibile soluzione creò un sacco di confusione: ad esempio, il carattere cinese scelto per scrivere una data sillaba giapponese aveva un proprio significato cinese assolutamente diverso da quello della parola giapponese ov'era stato inserito così a sproposito.

Tali goffi tentativi giapponesi furono probabilmente accolti da risate e scherni da parte dei dotti cinesi, con conseguente 'perdita di faccia' dei loro vicini d'oltremare.

Successivamente i giapponesi si decisero a creare un loro proprio sistema di scrittura, consistente in due alfabeti sillabici:

  • Lo Hiragana per le parole giapponesi
  • Il Katakana per le parole non giapponesi

La tabella a destra mostra i caratteri dell'alfabeto Hiragana ordinati per colonne (vocali) e righe (consonanti); gli si possono muovere alcune critiche:

  • Nessuna coerenza formale sulle colonne o le righe
  • Basso livello estetico

Quasi tutti gli alfabeti delle lingue orientali sono anche formalmente eleganti: le righe diritte del Sanscrito e del suo derivato in Tibet, i caratteri arrotondati di Ceylon, Thailandia e Laos, il verticale della Mongolia, ecc. ecc. Anche lo Hangul del cugino coreano é più gradevole alla vista degli sgraziati caratteri nipponici.


Sanscrito indiano | Lantsa tibetano | Elu Hodiya cingalese | Thai tailandese | Lao laotiano | Mongyol Bicig mongolo | Hangul coreano

Tabella dei caratteri Hiragana
Col passare del tempo, l'attrazione della cultura cinese diventò irresistibile, quindi i giapponesi reintrodussero i caratteri cinesi nei loro scritti, scegliendoli però finalmente per il loro significato (valore semantico) piuttosto che per il loro suono.

Come risultato, oggi un testo giapponese può contenere circa il 70% di logogrammi cinesi e un 30% di caratteri Hiragana (soprattutto per i suffissi), ma l'ultima complicazione é che i primi possono essere pronunciati in almeno 2 modi diversi:

  1. La lettura On-yomi o 'fonetica' (suoni cinesi)
  2. La lettura Kun-yomi o 'esplicativa' (suoni giapponesi)

La lettura On-yomi ha però 4 ulteriori varianti di 'epoca':

  1. Kan'-on (lettura Han)
  2. Go-on (lettura Wu)
  3. To-on (lettura Tang)
  4. Kan'yo-on (lettura popolare)

Ci si può complicar di più la vita per scrivere una lingua ?

Simboli Aggiuntivi

I Segni Diacritici

Quando un alfabeto non rappresenta abbastanza bene i suoni della lingua per la cui scrittura viene usato, si aggiungono spesso piccoli simboli aggiuntivi per ovviare al problema, quali: accenti di varie forme, tilde, cedilla, dieresi/umlaut, ecc.

Gli accenti possono segnalare le sillabe toniche, indicare il valore acuto/grave delle vocali o una pronuncia 'irregolare', o entrambe le cose.

In francese la dieresi segnala dittonghi vocalici da pronunciare separatamente (Noël, naïve, ecc.), mentre il circonflesso indica l'antica presenza di una S seguente, poi sparita, come in fenêtre, fantôme, ecc.

In molte lingue gli accenti si scrivono poco o nient'affatto, in altre come greco e ungherese sono segnati su tutte le parole.

La Punteggiatura

Dopo essersi stabilizzato, un sistema di scrittura può sentire la necessità di aggiungere segni che mostrino al lettore ove fare pause più o meno lunghe - nei tempi antichi la lettura era sempre ad alta voce, anche se solitaria.

A riprova, Sant'Agostino riferisce nelle sue Confessioni (6.3) di una visita, circa nel 384 DC, al collega vescovo milanese Sant'Ambrogio e annota con stupore:

"Oculi ducebantur per paginas et cor intellectum rimabatur, vox autem et linguam quiescebant."
(Gli occhi erano condotti sulle pagine e il suo intelletto ne coglieva il senso, ma la sua voce e lingua restavano silenti).

Per moltissimo tempo la funzione della punteggiatura fu soltanto prosodica, cioé un ausilio per la recitazione dei testi scritti, e solo successivamente divenne sintattica come oggi, cioé uno strumento per segnalare i confini di frasi e periodi.

↑↑↑ Inizio Pagina ↑↑↑