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8 settembre 1943

Il 23-4-1943 mio padre ferito viene ricoverato al II° Reparto Chirurgia Neurolesi dell'Ospedale Militare del Celio a Roma (nella foto, sull'attenti davanti alla crocerossina Principessa Maria José di Savoia), dopo aver inviato il 21 alla moglie un telegramma tranquillizzante sulle sue condizioni ("Sto benissimo"):

Viene dimesso il 3-5-1943 e dopo 30 gg di licenza di convalescenza viene assegnato al Gruppo "C" dei Servizi Aerei Speciali all'aeroporto di Centocelle Sud a Roma, ove riprende servizio il 3-7-1943 e si trova quando viene sorpreso dall'armistizio dell 8 settembre.

Due mesi dopo la fine della guerra, il 21-6-1945, deve compilare il seguente questionario di ben 97 domande, volto ad accertare la posizione militare al momento dell'armistizio e successivamente, a scopo sia disciplinare che amministrativo.

Mi sembra interessante esporre alcune di queste domande e risposte, indicative del totale sfacelo organizzativo dell'esercito italiano in un momento storico così delicato.

In rosso una parte da una prima bozza, non inclusa nella versione definitiva.

DOMANDA RISPOSTA
1. Corpo od Ente presso il quale prestava servizio alla data dell'8 settembre 1943: 610a Squadriglia, 145° Gruppo, 48° Stormo Servizi Aerei Speciali, Aeroporto Centocelle Sud.
2. Incarico: Pilota capo-equipaggio di S.82.
3. Da quale ente gerarchicamente dipendeva: Comando Servizi Aerei Speciali Roma.
4. Chi era il suo diretto superiore: Cap.Pil. Allesi, comandante il 145° Gruppo essendo assente il Cap.Fornara comandante la 610a Squadriglia in licenza dall'8-9-43.
5. Quali ordini ha ricevuto nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre 1943: Alcun ordine, nonostante la ripetuta richiesta di ordini da parte di tutto il personale.
10. Provvedimenti presi dal proprio Comandante e da tutto il personale per impedire od arginare la occupazione del campo ed il disarmo da parte dei tedeschi del proprio reparto: Gli alti ufficiali dell'Aeroporto di Centocelle lasciarono il campo la sera del 9-9-43 e non vi fecero più ritorno. Il personale rimase così abbandonato a se stesso ed il personale di tutte le categorie e di tutti i gradi dopo aver atteso inutilmente gli ordini cominciò a sbandarsi e a lasciare l'aeroporto. poi cominciò il saccheggio dei magazzini; alcuni civili asportarono perfino parti di aerei esistenti sul campo: radio, armi, benzina, gomme, strumenti di bordo, ecc. Rimasi in campo con pochi sottufficiali (sette o otto in tutto) e durante la notte tra il 9 e il 10-9 disarmai ed allontanai dal campo alcuni militi della DICAT (Difesa Contraerea Territoriale) che cercavano di continuare il saccheggio del campo. Il 10-9-43 mattina mi recai a Roma in cerca di notizie e di ordini, quando rientrai trovai l'aeroporto occupato da paracadutisti italiani, al comando di un certo Cap. Colombo (se non erro) che intendevano consegnarlo ai tedeschi. Il predetto ufficiale costringeva gli uomini a rimanere in campo sotto la minaccia delle armi e ferì gravemente all'addome un aviere che si era rifiutato di rimanere. Nascondendomi su di un camion che usciva dal campo raggiunsi di nuovo Roma donde, il 12-9-43, perdurando il caos, i combattimenti per le strade contro tedeschi e fascisti (ad uno dei quali, presso la Caserma Castro Pretorio, che costò ai tedeschi tre morti e un ferito, presi parte anche io) e l'assoluta mancanza di direttive, partii in treno verso il Nord per raggiungere la mia famiglia.
11. Constatazioni fatte di persona e voci raccolte riguardanti l'atteggiamento e l'operato degli Ufficiali e dei Comandanti dell'Aeronautica dopo la dichiarazione dell'armistizio e loro eventuali movimenti: Il giorno 5-9-43 il 48° Stormo era stato trasferito da Centocelle a Ciampino Sud, tutto il personale dipendente vi fu spedito armi e bagagli, del comandante arrivarono solo le scartoffie. Ci trovammo infatti il 9-9-43 mattino in circa novecento uomini con soli due o tre sottotenenti nostri e altri tre o quattro Ufficiali del campo di Ciampino non sapendo cosa fare. Verso mezzogiorno fu deciso di raggiungere Roma ad ogni costo (la strada all'altezza delle Capannelle era tagliata dai tedeschi, questi a Ciampino Nord avevano fatto prigioniero il Colonnello Comandante che si era rifiutato di consegnare loro l'aeroporto e alcuni ufficiali, disarmando il resto del personale). Fortunatamente quasi tutti potemmo raggiungere la sera Centocelle. Colà trovammo i nostri Ufficiali tutti in borghese in procinto di lasciare il campo. Non ci dettero alcun ordine, nonostante le nostre richieste, e non rientrarono più in campo.
15. Situazione generale e consistenza del materiale: velivoli, carburante, automezzi, fondi amministrativi presso l'Aeroporto di provenienza: Ho udito molte chiacchiere ma non potre dire nulla di positivo. Di sicuro so questo: in tutto lo stormo di velivoli efficienti ce n'erano quattro (se non erro): 2 a Guidonia, 1 a Centocelle e 1 a Ciampino, solo uno era carico di benzina. La benzina in campo era pochissima infatti il carico per le missioni si effettuava a Guidonia. Gli automezzi in dotazione al campo, all'8-9-43 c'erano tutti o almeno la massima parte. Per quanto riguarda i fondi ho sentito molte fantasie ma non avendo io alcun contatto con l'ufficio amministrativo non sono in grado neppure di dare un parere.
16. Cosa è stato fatto per salvare o distruggere i materiali: Nulla è stato fatto in quanto nessun ordine fu dato né in un senso né nell'altro.
24. Che cosa è avvenuto in seno all'Ente, al quale era in forza l'8 settembre 1943: Come ho detto precedentemente i Comandanti e gli Ufficiali se ne andarono e tranne qualche subalterno non furono più rivisti. Il personale attese un pò gli ordini poi comincià a sbandarsi, la maggior parte lasciò il campo il 9-9-43, i pochi rimasti compreso il sottoscritto il 10-9-43.
25. Quale è stata l'impressione che il personale ha ricevuto dalla comunicazione dell'armistizio: Dopo un primo momento di contento per la presunta cessazione delle ostilità da parte dell'Italia, che durò per dire il vero pochi minuti, cominciarono le preoccupazioni su come avrebbero preso la cosa i tedeschi e come avrebbero reagito, essendo a cognizione di tutti che le forze tedesche in Italia erano ingenti, bene armate e organizzate. La reazione immediata dei tedeschi accelerò la disgregazione dei reparti. La totalità del personale, data la assoluta mancanza di direttive in un senso qualsiasi, pensò solo a porsi in salvo ed a raggiungere le proprie famiglie.
26. Che cosa ha fatto dall'8 settembre 1943 fino alla proclamazione della Repubblica: Sono rimasto in campo fino al 10-9 donde fuggii a Roma e di qui il 12-9 partii in treno per Milano, a Modena fui fatto prigioniero dai tedeschi ed avviato ad un campo di concentramento nelle immediate vicinanze della città, riuscii però a fuggire durante il percorso e con abiti borghesi gentilmente forniti da una famiglia del luogo, a piedi e con mezzi di fortuna potei raggiungere Milano. Rimasi a casa di mio padre qualche giorno poi proseguii per il mio luogo di residenza, Suna (Verbania). Il giorno dopo aver raggiunto la mia famiglia ripartii per la montagna con altri ex-militari, senza un'idea molto precisa sul da farsi; verso la fine di novembre mi presi una bronchite, ero già parecchio reumatizzato e sofferente disturbi intestinali contratti in Africa e acuitisi per il freddo, i disagi e l'alimentazione scarsa e di fortuna. I miei compagni di montagna, tutti del luogo, allarmati dalle notizie di rappresaglie compiute dai nazifascisti nei riguardi delle famiglie di ex-militari, decisero di ritornare alle loro case ed io ammalato, senza viveri e senza possibilità di procurarmene, fui costretto dopo qualche giorno a seguire il loro esempio.
29. Con quali mezzi ha vissuto dall'8 settembre 1943 al giorno del recupero: Con l'aiuto dei miei parenti e vendendo quanto avevo in casa mia di vendibile oltre naturalmente al piccolo capitale frutto del lavoro mio e di mia moglie prima del mio richiamo alle armi.
30. Da chi ha riscosso assegni, sussidi, anticipi, ecc. dopo l'8 settembre 1943 (indicare l'ammontare parziale delle somme ricevute): Dopo l'8-9-43 non ho ricevuto più un soldo, non solo ma a tale data non mi erano stati ancora liquidati né gli arretrati di nomina a Sergente Maggiore né i fogli di viaggio per missioni all'estero (dal Gennaio 43 all'Agosto 43) e neppure il premio di natalità per mio figlio.
61. Perché non ha operato attivamente contro i tedeschi e i fascisti: Essendo io sfollato da Milano nel paese dove attualmente risiedo, come pure mio padre, non avevo conoscenza né di luoghi né di persone che mi avrebbero aiutato in tale attività, essendo mio padre noto antifascista di conseguenza anch'io ero controllato ed ogni mia attività avrebbe portato immancabili rappresaglie nei confronti della famiglia mia e di quella di mio padre, la zona dove risiedo fu particolarmente tartassata dalle rappresaglie nazifasciste. Inoltre le mie condizioni di salute non mi avrebbero permesso di sopportare i disagi inevitabili in tale attività, e di questo feci personalmente esperienza dal Sett. al Dicembre 43 e tutte le volte che per sfuggire a bandi e a rastrellamenti dovetti cercare scampo in montagna.
62. Perché non ha tentato di raggiungere il Regio Governo: Perché all'8-9-43 il R. Governo era sparito e quando se ne riebbero notizie oltre la distanza troppi ostacoli di ogni genere erano sorti perché fosse possibile o comunque consigliabile tentare di raggiungerlo e non avevo i mezzi finanziari per farlo e nello stesso tempo assicurare il mantenimento della mia famiglia per un periodo di tempo che era arduo prevedere quanto avrebbe potuto durare.

Dopo la guerra, mio padre lascia definitivamente l'Aeronautica Militare, mantenendo però per alcuni anni il brevetto civile, frequentando l'Aeroclub Milano (all'epoca con sede all'aeroporto di Linate) e con un amico acquista un Macchi MB-308,
aereo da turismo ad ala alta.

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